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Dal cartellone al negozio: quando la pubblicità diventa un percorso

Il cartellone che non si limita a farsi guardare
Un cartellone all'incrocio tra due vie di scorrimento. Un passante che rallenta il passo, guarda l'orario di chiusura riportato in basso, controlla la distanza sul telefono, cambia direzione. Non è un'intuizione, è un dato misurabile: succede migliaia di volte al giorno, in ogni città italiana, ed è la base di quello che nel settore si chiama drive to store, ovvero l'insieme di strategie pubblicitarie pensate per trasformare l'esposizione a un messaggio in una visita fisica al punto vendita.
Per anni la pubblicità out-of-home (OOH), gli spazi pubblicitari collocati in contesti pubblici come strade, stazioni, centri città, è stata considerata un mezzo di notorietà: efficace per farsi vedere, difficile da collegare a un risultato di vendita concreto. Questo confine si è spostato. La geolocalizzazione, la misurazione dei flussi pedonali e veicolari e l'integrazione con i dati digitali permettono oggi di seguire un pubblico dal momento dell'esposizione fino alla soglia del negozio.
Il valore strategico non sta più solo in quante persone vedono un'affissione, ma in quante di quelle persone modificano il proprio percorso a causa sua. È qui che il cartellone smette di essere un punto fermo sulla mappa e diventa la prima tappa di un tragitto.
Un mercato che cresce proprio dove nasce il drive to store
Dimensione del mercato. Il mercato pubblicitario OOH in Italia ha chiuso il 2024 a 709 milioni di euro, in crescita del 2% sull'anno precedente, per poi accelerare nel 2025 a 766 milioni di euro (+8%). Le stime per il 2026 indicano un ulteriore salto a 838 milioni di euro (fonte: Osservatorio Internet Media, Politecnico di Milano).
Il traino del digitale. All'interno di questo mercato, è la componente digitale (DOOH) a spingere la crescita: 273 milioni di euro nel 2025, +21% sull'anno precedente, responsabile da sola dell'82% della crescita complessiva del mezzo (fonte: Osservatorio Internet Media). Un dato che conta particolarmente per il drive to store, perché è proprio il digitale a rendere possibile la personalizzazione e la misurazione puntuale delle visite generate.
La conferma di mercato. Anche i dati AudiOutdoor elaborati da Nielsen confermano la traiettoria: +5,2% nei primi undici mesi del 2025, con il DOOH che arriva a pesare il 44,1% del totale investito nel mezzo (fonte: AudiOutdoor/Nielsen).
L'intenzione d'acquisto vicina. Alcune rilevazioni internazionali associano alla ricerca locale su smartphone, le cosiddette ricerche "nelle vicinanze", una elevata probabilità di visita a un punto vendita entro le 24 ore successive. Prima di utilizzarlo in una proposta a un cliente, questo dato andrebbe verificato su una fonte primaria e aggiornata al mercato italiano.
Non è il mezzo con il pubblico numericamente più esteso a definire il valore del drive to store, ma quello capace di intercettare la persona giusta nel momento in cui la decisione d'acquisto è ancora aperta. È la prossimità fisica, più della quantità di contatti, a rendere strategica questa componente della pianificazione.
4 vantaggi che nessun altro canale offre insieme
Misurabilità del comportamento reale. A differenza della pubblicità pensata solo per generare notorietà, il drive to store permette di collegare un'esposizione a un'azione concreta: l'ingresso in negozio. Attraverso la footfall analysis, l'analisi dei flussi di visita a un luogo fisico attribuibile a una campagna, è possibile confrontare il comportamento di un pubblico esposto con quello di un gruppo di controllo non esposto, isolando l'effetto reale della comunicazione.
Prossimità come leva di attivazione. Il canale funziona meglio quando integra più touchpoint nello stesso raggio geografico: l'affissione che genera consapevolezza, la ricerca locale che intercetta l'intenzione, il punto vendita che chiude il percorso. Questa continuità spaziale è difficile da replicare con un mezzo puramente digitale o puramente tradizionale preso da solo.
Ottimizzazione continua della pianificazione. I dati di visita raccolti non servono solo a valutare una campagna a consuntivo: alimentano le campagne successive, indicando quali aree, quali fasce orarie e quali formati generano più traffico reale verso lo store, permettendo una pianificazione che si affina nel tempo invece di ripartire ogni volta da zero.
Valore anche per il retail fisico. Il drive to store non è solo uno strumento per i brand: è anche un alleato per chi gestisce punti vendita, perché i dati di affluenza aiutano a pianificare turni, disponibilità di personale e allestimenti in funzione dei picchi generati dalla comunicazione, integrando marketing e operatività del negozio.
Presi insieme, questi quattro elementi definiscono qualcosa di raro nel panorama media: un canale che non si limita a misurare l'attenzione, ma la segue fino alla porta del negozio.
Ogni formato, un passo del tragitto
Affissioni e impianti digitali di prossimità. Cartelloni tradizionali e schermi digitali collocati in prossimità dei punti vendita o lungo i tragitti quotidiani del pubblico target. Ideali per brand che vogliono costruire consapevolezza territoriale prima ancora dell'intenzione d'acquisto, spesso combinati con un secondo formato per chiudere il percorso.
Search e Maps geolocalizzati. Annunci attivati sulle ricerche locali e sulle piattaforme di mappe, pensati per intercettare chi sta già cercando un prodotto o un servizio "vicino a me". Il profilo ideale è quello di un brand che vuole convertire un'intenzione già esistente, più che generarla da zero.
Retargeting geolocalizzato. Campagne rivolte a chi ha già interagito con il brand, online o tramite un'esposizione precedente, senza aver ancora completato la visita in negozio. Utile per catene con più punti vendita che vogliono riattivare pubblici già coinvolti in un'area geografica definita.
Click&collect e integrazioni digitali in negozio. Formati che collegano l'ordine online al ritiro fisico, rassicurando il cliente sulla disponibilità del prodotto e portandolo comunque all'interno dello store, dove si aprono ulteriori occasioni di relazione con il brand.
Nessuno di questi formati funziona da solo tanto quanto in sequenza: è l'ecosistema costruito attorno al percorso del pubblico, non il singolo impianto o il singolo annuncio, a determinare il risultato in termini di visite reali.
Numeri e risultati: quando la vicinanza diventa business
Notorietà del brand. L'OOH resta uno dei mezzi offline con il tasso di ricordo pubblicitario più solido, proprio perché associato a un contesto fisico e ripetuto nella quotidianità del pubblico (fonte: dati Nielsen 2024-2025 su base AudiOutdoor). Nel drive to store, questa notorietà si somma alla componente digitale, che permette di rinforzare il messaggio nel momento in cui il pubblico è più vicino alla decisione.
Ritorno sull'investimento. Il targeting geolocalizzato offre un ritorno sulla spesa pubblicitaria superiore rispetto a campagne non localizzate; prima di citare una percentuale specifica in una proposta commerciale, è opportuno verificarla su una fonte primaria aggiornata al contesto italiano, così come la metrica del costo per visita in negozio, che varia molto in base al settore e al punto vendita.
Costruzione di reputazione nel tempo. Una presenza costante nei luoghi frequentati dal pubblico, unita a un percorso digitale coerente fino al negozio, non produce solo una visita isolata: costruisce nel tempo un'associazione tra il brand e la prossimità fisica, un vantaggio competitivo che i soli canali digitali, privi di un ancoraggio nello spazio urbano, faticano a replicare.
Il drive to store rappresenta bene il confine tra un approccio tattico e uno strategico alla pianificazione media. Usato come singolo formato isolato, resta un'iniziativa promozionale; integrato in un piano omnicanale che collega affissioni, ricerca locale e dati di negozio, diventa uno strumento di crescita continuativo.
Il profilo che trae più valore da questa strategia è quello del brand con una rete di punti vendita fisici, che sia una singola insegna locale o una catena distribuita sul territorio, che vuole misurare con precisione il contributo della comunicazione alle vendite reali, non solo alla visibilità. È qui che una pianificazione pensata da un partner strategico, capace di ragionare su più canali insieme e non su un singolo impianto, fa la differenza tra una campagna che si vede e una campagna che si traduce in persone che varcano una soglia.
Trasformare un'affissione in una visita reale richiede più di un singolo impianto: richiede una pianificazione che metta insieme canali, dati e obiettivi di business in un unico percorso coerente. Ennemedia costruisce strategie di drive to store su misura, integrando OOH, DOOH e touchpoint digitali per portare il pubblico giusto fino alla porta del tuo negozio. Parliamo della tua prossima campagna →
Fonti
- Osservatorio Internet Media, Politecnico di Milano, comunicati stampa 2025-2026 su mercato OOH e DOOH in Italia (osservatori.net)
- AudiOutdoor, dati elaborati da Nielsen — andamento OOH/DOOH 2025 (lapispubblicita.it)
- ADC Group, Touchpoint News, Mark-Up — riprese dei dati Osservatorio Internet Media
